Occhi puntati sulle infrastrutture dell’energia in Medio Oriente
Le principali notizie della settimana sull’economia globale e dal mondo delle imprese.
Nei mercati odierni in rapido cambiamento, l’utilità delle nostre analisi può fare la differenza.
AUTORE
Jamie Coleman
Senior Strategist, Strategy and Insights Group
Settimana al 20 marzo 2026
A mezzogiorno di venerdì, i mercati azionari globali risultano al ribasso nella settimana poiché lo shock nel settore energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente continua a gravare sui mercati. Il rendimento dei titoli del Tesoro decennali è salito di 8 punti base dalla settimana scorsa al 4,32%, il livello massimo da agosto. Il prezzo del greggio WTI è salito di 3,50 dollari a 97 dollari al barile, ma a inizio settimana scambiava intorno ai 101,50 dollari al barile. La volatilità, misurata dai future nell’indice CBOE Volatility (VIX), è pressoché invariata a 23,8.
LA CRISI IN IRAN
Escalation delle ostilità dopo l’attacco alle infrastrutture
Gli attacchi iraniani alle infrastrutture dell’energia nella regione si sono intensificati questa settimana dopo che Israele ha attaccato un impianto di gas naturale in Iran nel tentativo di minare la leadership del Paese attraverso un peggioramento delle condizioni di vita. L’Iran ha risposto attaccando gli impianti in Medio Oriente, tra cui la centrale di gas naturale liquefatto di Ras Laffran in Qatar, la più grande al mondo, che rappresenta circa il 17% delle esportazioni di GNL del Qatar. Secondo le stime dei funzionari del Qatar potrebbero volerci tra tre e cinque anni per riparare i danni. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invitato a sospendere gli attacchi alle infrastrutture dell’energia e ha minacciato di distruggere il giacimento di gas iraniano di South Pars se gli attacchi iraniani non finiranno.
Una spedizione di marine americani si sta dirigendo in Medio Oriente, e si sono diffuse le voci che gli Stati Uniti intendano riaprire lo Stretto di Hormuz con la forza. Mentre la flotta aerea statunitense sta cercando di affondare la flotta iraniana e distruggere i lanciamissili vicino allo Stretto, il Presidente Trump non ha confermato l’intenzione di inviare truppe di terra in Iran. Giovedì sera il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la guerra finirà “molto più rapidamente di quanto si pensi”, e che Israele aiuterà gli Stati Uniti nella riapertura dello Stretto di Hormuz. Il prezzo del petrolio resta volatile, anche se è sceso dal picco di circa 119 dollari (Brent). Il prezzo dell’oro e dell’argento questa settimana è sceso dopo che le previsioni sono passate da un taglio a un rialzo dei tassi d’interesse.
Le esportazioni di petrolio dal Medio Oriente non si sono interrotte completamente
Sebbene la produzione di petrolio in Medio Oriente sia stata alquanto ridotta, qualche barile arriva ai mercati globali. I carichi iraniani a Kharg Island sono mediamente tra 1,1 e 1,5 milioni di barili al giorno, in linea con la media prima del conflitto. La maggior parte delle spedizioni è diretta in Cina, ma gli Stati Uniti stanno valutando l’imposizione di sanzioni sul petrolio iraniano in modo che i barili vengano reindirizzati altrove, nella speranza di ridurre la carenza di petrolio. L’Arabia Saudita sta reindirizzando circa la metà della sua abituale produzione giornaliera verso il Mar Rosso attraverso un oleodotto per aggirare il Golfo Persico, mentre l’Iraq spedisce circa 250 mila barili al giorno via oleodotto in Turchia. Gli Stati Uniti hanno escluso un divieto di esportazione del greggio per evitare di peggiorare la crisi delle forniture su scala globale. L’amministrazione ha escluso anche un intervento nel mercato dei future sul petrolio.
NOTIZIE MACROECONOMICHE
Rinviato il summit tra Cina e Stati Uniti
Il Presidente Trump ha chiesto di posticipare “di circa un mese” il summit con la Cina, previsto per il 31 marzo a Beijing, per poter restare a Washington e coordinare gli interventi militari. In preparazione del summit, ora rinviato, i negoziatori di Cina e Stati Uniti si sono incontrati questa settimana a Parigi. Il Vice Ministro del Commercio cinese Li Chenggang ha affermato che gli Stati Uniti e la Cina hanno concordato di mantenere i dazi stabili e discusso di un accordo quadro per promuovere gli scambi commerciali.
ATTIVITÀ DELLE BANCHE CENTRALI
La Federal Reserve mercoledì ha mantenuto i tassi d’interesse invariati e ha confermato la proiezione di un taglio dei tassi nel 2026 e un altro nel 2027. Il Presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato che è troppo presto per valutare gli effetti della guerra in Medio Oriente sull’economia e che i tagli ai tassi dipenderanno dal raffreddamento dell’inflazione. Powell ha aggiunto che resterà al timone della Fed pro tempore se non sarà confermato un successore prima della scadenza del mandato a maggio e che resterà nel consiglio come governatore se il procedimento legale contro la Fed non sarà risolto. Powell non ha però ancora deciso se resterà nel consiglio una volta risolto il caso.
La Banca Centrale Europea giovedì ha mantenuto il tasso sui depositi invariato al 2%. Ha però avvertito che la guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive economiche assai più incerte e ha citato l’aumento del rischio inflazionistico dovuto al prezzo elevato dell’energia e al peggioramento delle prospettive di crescita. Diverse ore dopo l’incontro di giovedì, Bloomberg ha riferito che i policymaker hanno discusso in merito a un potenziale rialzo dei tassi ad aprile, anche se giugno appare più probabile, qualora emergano i segnali di effetti indiretti sull’inflazione.
La banca centrale canadese mercoledì ha mantenuto il tasso invariato al 2,25%. L’istituto ha avvertito che la guerra farà salire l’inflazione globale attraverso un aumento dei prezzi dell’energia, ma la banca “guarderà oltre” gli effetti immediati sull’inflazione e si concentrerà sui rischi per la crescita.
La Bank of England giovedì ha mantenuto il tasso d’interesse invariato al 3,75%, votando all’unanimità con 9 voti a 0. L’istituto è pronto a intervenire in caso di un’impennata dell’inflazione dovuta alla guerra o all’aumento dei prezzi dell’energia.
La banca centrale giapponese giovedì ha mantenuto i tassi d’interesse a breve termine invariati allo 0,75%, segnalando l’aumento dei rischi inflazionistici correlati ai prezzi del petrolio per via della guerra in Medio Oriente. Il governatore della banca centrale giapponese, Kazuo Ueda, ha dichiarato che l’istituto non ha alzato i tassi a causa dell’aumento dei rischi.
Il 17 marzo la Reserve Bank of Australia ha alzato il tasso a pronti di 25 punti base al 4,10%, il secondo aumento mensile consecutivo, a causa delle persistenti pressioni inflazionistiche locali e del consistente aumento del prezzo del carburante.
IN BREVE
Il patrimonio netto delle famiglie americane nel 4° trimestre 2025 è aumentato di 2.170 miliardi di dollari a 184.100 miliardi.
Le vendite al dettaglio in Cina a febbraio sono salite del 2,8% rispetto allo scorso anno, mentre la produzione industriale è aumentata del 6,3%. Entrambi i dati sono superiori alle stime. Il tasso di disoccupazione del Paese è salito dal 5,1% di febbraio al 5,3%.
La SEC, la commissione per la borsa valori statunitense, ha redatto una proposta per eliminare l’obbligo di presentazione delle relazioni trimestrali per le società quotate.
Secondo le stime degli analisti di Morgan Stanley, il tasso d’insolvenza dei fondi di credito privato raggiungerà l’8% poiché gli effetti dell’intelligenza artificiale si fanno sentire sui ricavi delle società del software. D’altra parte, anche se i rischi per il credito privato sono notevoli, non si tratta di rischi sistemici per cui difficilmente si riverseranno sul resto del mercato.
Le aspettative del sondaggio ZEW sono crollate a -8,5 a marzo da 39,4 a febbraio: infatti le aziende europee dovranno affrontare le ripercussioni della guerra in Iran e l’aumento dei prezzi dell’energia.
Il Ministro delle finanze giapponese Satsuki Katayama questa settimana ha avvertito che l’andamento del cambio non è in linea con i fondamentali e che il Giappone è pronto a intervenire in qualsiasi momento. A inizio settimana lo yen è sceso a 160 rispetto al dollaro a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Il Giappone importa tutto il greggio, il gas naturale e il carbone che utilizza.
La commissione per gli scambi commerciali del Parlamento europeo ha votato a grande maggioranza (29 voti a 2) per sottoporre l’accordo commerciale tra UE e Stati Uniti al voto parlamentare la settimana prossima.
Il Presidente Trump ha firmato una sospensione di 60 giorni del Jones Act che prevede che solo le navi di proprietà o gestione statunitense possano movimentare le merci tra i porti del Paese. L’intervento faciliterà il trasporto di petrolio, gas e fertilizzanti per evitare i colli di bottiglia nelle forniture.
Le vendite di nuove abitazioni negli Stati Uniti a gennaio sono diminuite del 17,6% a causa dell’inverno eccezionalmente rigido in gran parte del Paese.
LA PROSSIMA SETTIMANA
Lunedì: fiducia dei consumatori nell’Eurozona.
Martedì: PMI preliminari globali, costo unitario del lavoro e produttività negli Stati Uniti.
Mercoledì: indice dei prezzi al consumo nel Regno Unito.
Giovedì: richieste di disoccupazione settimanali negli Stati Uniti.
Venerdì: vendite al dettaglio nel Regno Unito.
Restare concentrati sull’obiettivo e diversificare
Siamo convinti che in qualsiasi scenario di mercato gli investitori dovrebbero diversificare tra molteplici categorie di investimento. Lavorando a stretto contatto con il proprio consulente degli investimenti, ci si assicura di mantenere il portafoglio ben diversificato e un piano finanziario in linea con i propri obiettivi a lungo termine, orizzonte temporale e tolleranza al rischio. La diversificazione non garantisce un utile né protegge contro le perdite.
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Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni di MFS e possono cambiare in qualsiasi momento. Le stime non possono essere garantite.
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Fonti: MFS research, Wall Street Journal, Financial Times, Reuters, Bloomberg News, FactSet Research.